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5 luglio 2020. Stelvio
La sveglia suona alle 04:15. Fuori è ancora buio e io sono già lì, con gli occhi aperti a fissare il soffitto, pensando alla giornata che mi aspetta.
Parto da Treviso. Alle 7 sono a Vicenza. Caffè pessimo, compagno di viaggio pronto e Harley accesa.
Destinazione: Passo dello Stelvio.
Il programma è semplice. Peccato che con me i programmi abbiano vita breve.
Passiamo da Trento, Bolzano, Merano, e arrivati al bivio per lo Stelvio, compare un cartello: Lago di Resia, 40 chilometri.
“Perché non andarci?”
Ed eccoci davanti a quel campanile che spunta dall’acqua. Una meraviglia.
Poi finalmente lo Stelvio. 2.758 metri, 48 tornanti, curve, paesaggi e quella sensazione che solo una strada di montagna sa regalare.
Scendiamo verso Bormio e poi… il colpo di genio.
Perdo l’uscita per Treviso.
Me ne accorgo quando siamo già dalle parti di Sondrio.
Il mio compagno di viaggio mi guarda. Io guardo la cartina. La cartina guarda me.
A quel punto accendiamo il navigatore e via: Aprica, Valle di Sant’Antonio, Lago d’Iseo, Brescia, Verona.
Alla fine ci salutiamo con circa 250 chilometri in più del previsto.
Quindici ore in sella.
Oltre 800 chilometri.
E un errore di strada diventato uno dei ricordi più belli delle mie prime avventure in Harley.
Perché alla fine, sulla strada, la destinazione è soltanto un pretesto.
Il vero viaggio comincia quando sbagli strada.
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