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Ci sono incontri che durano pochi minuti, ma rimangono appesi alla memoria per anni.
27 maggio 2017. Parigi.
Ero partito solo, soletto, da Venezia con quel volo delle 06:40 e una destinazione precisa: Dock Eiffel. “Oakland and Sonny in Paris”.
Una prima parte l’avevo già raccontata: https://www.instagram.com/p/CfdokmFrfOw/?igshid=MDJmNzVkMjY=
Quello che non avevo previsto era di trovarmi davanti a David Labrava.
Per chi ha vissuto Sons of Anarchy, quel nome dice già tutto: Happy Lowman. Faccia dura, tatuaggi, moto e quello sguardo che sembra raccontare storie anche quando rimane in silenzio.
Ma quel giorno, davanti a me, non c’era soltanto Happy.
C’era David.
Uno che le moto le ha vissute davvero, ben prima che Hollywood gli mettesse addosso un personaggio. Meccanico, scrittore, videomaker, tatuatore, motociclista e uomo di un mondo che conoscevo soprattutto attraverso fotografie, racconti e pellicole e che da poco sta vivendo, in parte.
La cosa curiosa è che il personaggio di Happy nacque anche grazie a lui: David scrisse a Kurt Sutter, raccontando la propria esperienza e proponendo un nuovo personaggio. Da quella lettera nacque qualcosa che sarebbe diventato parte della storia della serie.
E io, quel 27 maggio, mi ritrovai semplicemente lì.
Niente set. Niente fiction.
Solo Parigi, una macchina fotografica e un incontro inatteso.
Forse è proprio questo che amo dei viaggi: parti cercando qualcosa e finisci per portarti a casa tutt’altro.
Una fotografia. Un volto. Una storia.
E qualche anno dopo, riguardando quella fotografia, ti accorgi che quel giorno non eri semplicemente andato a Parigi.
Eri andato a cercare storie.
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