L’Italia agli italiani. Ma in che senso?

L’Italia agli italiani. Ma in che senso?

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Ho letto della bravata di alcuni studenti che hanno esposto una bandiera con la scritta: “L’Italia agli italiani”. E puntuale, come un copione già visto, è partita la solita guerra di slogan: partiti pronti a indignarsi, tribunali sociali, sentenze immediate e punizioni esemplari. Tutti a parlare. Pochi a riflettere.

Perché il punto, forse, non è quella bandiera.

Viviamo in un tempo in cui le parole vengono svuotate del loro significato e riempite di paura. Basta una frase per essere etichettati, catalogati, condannati. Eppure amare il proprio Paese non dovrebbe essere un reato morale. Non dovrebbe essere una vergogna dire che si desidera un’Italia capace di riconoscere se stessa, di difendere la propria cultura, le proprie leggi, le proprie tradizioni.

“L’Italia agli italiani” non significa necessariamente odio verso chi arriva da lontano. Non significa disprezzo per altri popoli. Non significa sentirsi superiori. Significa, piuttosto, pretendere che chiunque scelga di vivere qui comprenda una cosa semplice: ogni diritto porta con sé dei doveri.

Io non ho alcun problema con una società multietnica. La storia ci insegna che l’incontro tra culture può essere una ricchezza straordinaria. Ma integrazione non è sinonimo di resa. Accoglienza non significa rinunciare alle regole. Inclusione non può voler dire chiudere gli occhi davanti a chi pretende privilegi senza assumersi responsabilità.

Rispettare l’Italia significa rispettarne le leggi, la lingua, i valori democratici, la libertà conquistata da chi ci ha preceduti. Vale per chi è nato qui e vale, allo stesso modo, per chi qui ha scelto di costruire il proprio futuro.

Il vero problema non è una frase scritta su un lenzuolo bianco. Il vero problema è aver smesso di discutere il significato delle parole senza trasformare ogni confronto in una caccia alle streghe.

Amare il proprio Paese non dovrebbe spaventare nessuno. Dovrebbe spaventarci, semmai, l’incapacità di distinguere il patriottismo dall’odio, il rispetto dall’intolleranza, il senso di appartenenza dalla paura dell’altro.

Perché una nazione che dimentica chi è, difficilmente saprà anche accogliere chi vuole davvero farne parte.

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