Erano le Buell.

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Ogni volta che incontro una bellissima Buell, succede una cosa strana. Per un istante non sono più qui.

Torno alla fine degli anni ’90, quando avevo ancora negli occhi quelle Harley così diverse dalle altre. Più compatte, aggressive, sportive. Moto che sembravano avere fretta di raccontare qualcosa.

Erano le Buell.

Ricordo la curiosità con cui le osservavo passare. Avevano il cuore americano, ma un’anima inquieta. Erano il risultato della visione di Erik Buell, un uomo che aveva deciso di guardare la motocicletta da un’altra prospettiva.

Poi quella storia industriale finì. Ma certe motociclette non smettono mai davvero di esistere.

Restano sulle strade, nei garage, nelle fotografie e soprattutto nella memoria di chi le ha viste passare quando ancora non poteva immaginare, che molti anni dopo, sarebbe bastato incontrarne una per tornare indietro nel tempo.

È questo che amo della fotografia e della strada. Non conservano soltanto immagini. Conservano emozioni.

E così, ogni volta che il mio obiettivo incontra una Buell, mi torna in mente anche un mio vecchio racconto.

Se avete voglia di conoscere la storia completa di questo piccolo, grande capitolo del motociclismo americano, vi invito a leggerlo sul mio blog BENPHOTOSTORIE – PERCHÈ HOG.

Perché alcune moto passano davanti agli occhi. Altre, invece, rimangono dentro.

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