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UN FRAMMENTO DI MESSICO RITROVATO NEL TEMPO
Curiosando nel mio passato, ho ritrovato una mia vecchia e splendida riproduzione artistica acquistata proprio in Messico, tanti anni fa.
L’ho osservata per qualche istante, e come accade con certe fotografie, sono tornato immediatamente là: tra le pietre di Palenque, i colori dei mercati e il fascino di una civiltà capace ancora oggi di lasciare domande senza risposta.
L’opera è realizzata con la tecnica della pirografia, una forma di artigianato che utilizza il calore per incidere e decorare materiali come pelle, cuoio o tessuto scamosciato.
Al centro compare quello che l’artigiano indica come “Calendario Maya Sol-Kín”, una rappresentazione che richiama il Tzolk’in, il calendario rituale Maya basato su un ciclo di 260 giorni.
Intorno al grande cerchio sono raffigurati personaggi riccamente adornati, probabilmente sovrani o sacerdoti, impegnati in gesti cerimoniali. Alla base compare una piramide che richiama le grandi architetture mesoamericane.
Ma è il retro dell’opera ad aver riacceso la mia curiosità:
“Recuadro de Calendario Maya Sol-Kín.
Chambalum – Fumador de la familia Pakal Kin.
Palenque, Chiapas, Méx”.
Una piccola didascalia che racchiude Chan Bahlum, Pakal, il calendario sacro e Palenque.
Non so quanto di quella descrizione appartenga alla storia e quanto all’interpretazione dell’artigiano.
Ma forse è proprio questo il bello.
Alcuni oggetti non hanno bisogno di essere antichi per raccontare una storia antica.
Dopo dodici anni, questo piccolo frammento di Messico è tornato tra le mie mani.
E mi ha ricordato che certi viaggi, in fondo, non finiscono mai.
La storia ci insegna.
I suoi frammenti, prima o poi, vengono a galla.
E forse alcuni di loro erano già nascosti nel racconto di Janaab.
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