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I guerrieri della notte e quella patch “maledetta”
L
The Warriors, 1979.
Ho visto “I guerrieri della notte” tante, tantissime volte. E ogni volta finisco per osservare gli stessi dettagli: quei gilet marroni, il logo sulla schiena, quell’aria da banda di strada, che almeno ai miei occhi, li ha sempre fatti sembrare dannatamente dei biker.
Eppure Harley-Davidson e Motorcycle Club, nei Warriors, non c’entrano nulla.
O forse sì… almeno un po’.
La celebre patch con il teschio alato, infatti, ha una storia piuttosto curiosa. Il logo originale dei Warriors ricordava terribilmente il famoso – Death Head – il teschio alato associato agli Hells Angels MC.
Secondo le ricostruzioni sulla produzione del film, il disegno dei Warriors sarebbe stato ispirato da una fotografia pubblicata su una rivista, raffigurante una moto costruita in un carcere californiano da un membro degli Hell’s Angels.
Una coincidenza? Forse.
Ma la somiglianza era decisamente troppo evidente per passare inosservata.
E qui entra in gioco una regola fondamentale della cultura MC: i colori e le patch non sono semplici decorazioni. Rappresentano appartenenza, identità, e in determinati contesti, territorio.
I Warriors, naturalmente, non erano un MC e il loro gilet non era un classico three-piece patch.
Ma il cinema aveva creato qualcosa di talmente iconico da diventare, negli anni, quasi un simbolo reale.
Nel 2007, infatti, gli Hells Angels portarono in tribunale un venditore che commercializzava patch ispirate al logo dei Warriors, contestandone la somiglianza con il proprio Death Head.
E allora mi viene da pensare che forse quella patch ci insegna qualcosa.
Sulla strada, come nel cinema, i simboli parlano.
E prima di cucirne uno sulla schiena, sarebbe sempre meglio sapere cosa sta dicendo.
Warriors… come out to play!
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