Il saluto tra Motociclisti

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Il saluto tra Motociclisti

Tante sono le storie e le leggende che raccontano la nascita di quel gesto che noi motociclisti conosciamo bene: due dita che si aprono formando una V, quando incrociamo un’altra moto.

C’è chi lo fa risalire agli antichi cavalieri medievali, come segno di vittoria. Altri lo collegano agli anni Settanta, a “Easy Rider” e a quei motociclisti, molti dei quali reduci dal Vietnam, che trasformarono quel gesto in un segno di riconoscimento e rispetto reciproco.

Ma oggi?

Io personalmente saluto e ricambio, quando posso. Sono Harleysta, è vero, ma non ho mai condiviso la storia del: “Hai un’Harley? Allora saluti solo chi ha un’Harley”.

E nemmeno quella dei “Gessisti che non salutano mai” o dei “giovani d’oggi che non hanno rispetto”.

Non è sempre così. La strada non guarda il marchio sul serbatoio.

A volte capita anche a me di non salutare o di non riuscire a ricambiare. Non è cattiveria, né voglia di dissociarmi da qualcuno. Magari ho la mano impegnata sulla frizione, sto affrontando una curva, sono nel traffico o semplicemente non mi sono accorto del saluto.

E poi ci sono mille modi per salutarsi: due dita, un dito soltanto, una gamba che si alza durante un sorpasso, un cenno con la testa. O chi non ha voglia di salutare nessuno.

Alla fine è tutto molto più semplice.

Il saluto non appartiene a una marca. Appartiene alla strada.

Quindi, se un giorno mi incrocerete e non farò in tempo a salutarvi… non prendetevela. Perché magari la mia mano sarà occupata. Ma nella mia testa, credetemi, il saluto non si nega a nessuno.

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