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TORNATENE (A CASA)
Per un motociclista, questa parola appiccicata al posto di “Tornante”, fa un certo effetto.
La provocazione dell’artista urbano @biancoshock Biancoshock, che sulle Dolomiti ha trasformato temporaneamente alcuni cartelli stradali tra Bolzano e Belluno, arriva poco dopo che l’Alto Adige mette un freno agli eventi motoristici organizzati nelle aree protette e sopra i 1.600 metri. Una scelta motivata dalla tutela dell’ambiente e dei territori più fragili, ma che ha già fatto discutere albergatori, operatori turistici e la Federazione Motociclistica Italiana.
E allora mi sono fatto una domanda molto semplice.
Ma noi motociclisti, quando arriviamo davanti a quelle montagne, cosa siamo?
Siamo soltanto rumore?
Siamo soltanto inquinamento?
Siamo turisti da contare, dividere e poi invitare gentilmente a tornarcene a casa?
Probabilmente no.
Perché c’è chi attraversa un passo per fare una fotografia, chi si ferma in un piccolo bar, chi dorme in un albergo, chi mangia in una trattoria. C’è chi arriva con una Harley, spegne il motore e rimane dieci minuti a guardare le montagne in silenzio.
Il problema non è il motociclista.
Il problema, forse, è quando tutti diventiamo troppi.
E allora quel “Tornatene” può diventare una provocazione intelligente: non contro chi viaggia, ma contro un turismo che consuma i luoghi senza più riuscire a guardarli.
Io però una cosa la so.
Quando salgo in moto verso le Dolomiti non voglio conquistare la montagna.
Voglio attraversarla. Guardarla. Fotografarla. Rispettarla.
Perché la strada non è soltanto una linea sull’asfalto.
È il modo con cui impariamo a conoscere il mondo.
E se proprio un giorno dovessi leggere “Tornatene” su un cartello… beh, Biancoshock, permettimi almeno un’ultima curva.
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