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Tetris: quando un videogioco diventa un ponte tra due generazioni.
Mi è capitato, quasi per caso, di guardare il film Tetris (2023) su Apple TV+. Pensavo di trovare un semplice film dedicato a un videogioco. Invece mi sono ritrovato davanti a una storia vera fatta di coraggio, diplomazia e follia imprenditoriale, sullo sfondo della Guerra Fredda. La battaglia per portare il capolavoro di Alexey Pajitnov fuori dall’Unione Sovietica, è molto più incredibile di quanto avrei immaginato.
Ma, a dire il vero, il film mi ha regalato soprattutto un viaggio nel tempo.
Mi ha riportato agli anni ’80 e ’90, quando bastavano pochi pixel e una musica ripetitiva per farci perdere la cognizione del tempo. Non c’erano grafica fotorealistica o mondi infiniti: c’erano logica, pazienza e quella voglia di migliorarsi partita dopo partita.
E la cosa più bella è che ancora oggi, quando ne ho l’occasione, una partita a Tetris la faccio volentieri. L’unica differenza è che oggi, accanto a me, ci sono i miei figli.
Li guardo mentre cercano di incastrare i pezzi, spiego loro le regole più semplici e vedo nascere, quasi senza accorgersene, il ragionamento, la concentrazione e la capacità di trovare una soluzione prima che lo schermo si riempia. Si divertono, certo. Ma imparano anche che ogni scelta ha una conseguenza, e a volte, basta ruotare il punto di vista per far combaciare tutto.
Forse è proprio questo il bello dei giochi che hanno attraversato le generazioni: non sono solo nostalgia. Sono piccoli ponti tra il bambino che siamo stati e il genitore che siamo diventati.
E alcuni mattoncini, in fondo, continuano ancora oggi a insegnarci come costruire qualcosa di bello.
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