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Ci sono mostri che non urlano. Calcolano.
Li immaginiamo nell’ombra, sporchi, facilmente riconoscibili. La realtà, purtroppo, è molto più inquietante.
Un predatore sessuale può indossare un sorriso, una stretta di mano, un volto che tutti definiscono “una brava persona”. Non vive necessariamente nell’oscurità. Spesso vive nella normalità.
Ed è proprio lì che diventa pericoloso. Molti si chiedono: un pedofilo può essere un buon calcolatore?
La risposta non è semplice. Ma una cosa è certa: chi decide di abusare di un bambino raramente agisce d’impulso. Può osservare, aspettare, studiare le abitudini di una famiglia, capire quando un bambino è più vulnerabile, quando sarà solo, quando nessuno farà domande.
Il giorno giusto. L’orario giusto. L’occasione perfetta. Non è fantascienza. È il modo in cui molti predatori costruiscono la fiducia prima di distruggerla.
Esiste però una distinzione che troppo spesso viene ignorata.
La pedofilia è un disturbo psichiatrico caratterizzato da un’attrazione sessuale persistente verso bambini prepuberi. Non coincide automaticamente con un abuso.
L’abuso sessuale su minore, invece, è un reato: un comportamento concreto compiuto contro un minore di 18 anni. Può essere collegato a un disturbo pedofilico, ma anche ad altri fattori psicopatologici o situazionali.
La fotografia mi ha insegnato una cosa: l’obiettivo non mostra solo quello che vogliamo vedere. Mostra anche ciò che molti preferiscono ignorare.
E forse è proprio questo il nostro dovere: imparare a guardare oltre le apparenze. Perché la protezione dei bambini non nasce dalla paura, ma dalla consapevolezza.
Il silenzio è il migliore alleato di chi vuole colpire. La conoscenza, invece, è il primo passo per impedirglielo.
Leggi la mia storia anche su TrevisoToday: https://www.trevisotoday.it/social/segnalazioni/ci-sono-mostri-che-non-urlano-calcolano-14705904.html
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