Il rombo dell’amore a Treviso

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Il rombo dell’amore a Treviso

Qui si sente che non è “solo” un matrimonio: è un viaggio di dieci anni, nato da un incontro improbabile, alimentato da chilometri, motori e amicizie vere.

Dieci anni, una Harley e la promessa di continuare a perdersi insieme.

Ci sono giornate che non si fotografano soltanto. Ci sono giornate che ti investono come il rombo di un bicilindrico americano, ti attraversano il petto e ti ricordano perché, nonostante tutto, continui a credere nelle persone.

Sabato 20 giugno 2026 non ero semplicemente un fotografo. Ero un testimone privilegiato. Uno di quelli che osservano il tempo fermarsi attraverso un mirino mentre la vita continua a correre.

Treviso, per un giorno, non ha sentito il rumore del traffico. Ha sentito il rumore dell’amore.

Ho avuto l’onore di raccontare con la mia macchina fotografica il matrimonio di due carissimi amici e compagni di strada: Annalisa e Fabio. A celebrare ufficialmente la loro unione è stato il Presidente del Consiglio Comunale, Antonio Dotto, delegato dal Sindaco.

Una cerimonia istituzionale, sì. Ma ciò che si respirava attorno era molto più di una formalità: era la conclusione di un capitolo e l’inizio di un altro, ancora tutto da scrivere.

Ogni grande viaggio ha un punto di partenza. Il loro comincia il 21 giugno 2016, durante un concerto jazz. La sera del solstizio d’estate. Una di quelle notti che sembrano scritte da qualcuno con troppo senso dell’umorismo per essere casuali.

Quell’anno il cielo regalò uno spettacolo raro: la Luna si tinse di rosso. Molti guardarono verso l’alto. Loro, senza saperlo, stavano iniziando a guardarsi negli occhi.

Un mese dopo arrivò il primo giro in moto. Non una Harley. Una Triumph Speed Triple 955 nera, essenziale, nervosa, sincera. Destinazione Rovigno. Chi va in moto lo sa: certe strade non servono per arrivare. Servono per capire. E fu proprio lungo quella strada che nacque qualcosa di difficile da spiegare e facilissimo da riconoscere.

Poi arrivarono le Harley-Davidson. Quelle vere. Quelle che non sono semplicemente motociclette, ma un modo diverso di misurare il tempo. La loro prima compagna di viaggio fu una Dyna 103. Da quel momento i chilometri iniziarono ad accumularsi, i weekend a trasformarsi in avventure e le cartine geografiche a diventare sempre troppo piccole.

Finché arrivò il COVID. Le strade erano vuote. Il silenzio faceva quasi paura. Ma chi vive la moto sa che la libertà è una necessità prima ancora che un piacere. Fu allora che decisero di compiere quella che oggi raccontano sorridendo come una piccola follia: partire da Livorno con la loro Street Glide Special, autocertificazione in tasca e una speranza enorme nel cuore. Non era ribellione. Era il desiderio ostinato di credere che prima o poi tutto sarebbe tornato a respirare.

E infatti, quando il mondo ricominciò lentamente a muoversi, ricominciarono anche loro. Più forti. Più consapevoli. Più innamorati. Poi arrivò un semaforo. Perché a volte la vita cambia direzione proprio quando sei fermo.

Fabio racconta che un giorno, girando per Treviso, vide una Ultra Limited rossa e nera. Al semaforo attaccò bottone con il proprietario e gli propose semplicemente di prendere un caffè. Quel motociclista era Moreno. Oggi è il suo migliore amico.

Fu lui ad aprire le porte del gruppo Harley-Davidson Treviso & Dintorni. Da quel momento i chilometri smisero di essere soltanto una distanza. Diventarono amicizia. Condivisione. Famiglia.

Perché chi va in moto conosce una verità che difficilmente si spiega a chi la osserva soltanto dal marciapiede: il valore di una strada non dipende dall’asfalto, ma dalle persone con cui scegli di percorrerla.

Dieci anni sono passati veloci. Forse troppo. E nel giorno del loro decimo anniversario hanno deciso di fare ciò che ogni grande viaggio merita: promettersi ancora una volta di continuare insieme. Non di arrivare. Di continuare. Perché il matrimonio, per chi vive davvero la strada, non rappresenta un traguardo. È semplicemente una nuova partenza.

E naturalmente gli amici harleysti non potevano mancare. Moto parcheggiate come fossero testimoni silenziosi. Abbracci sinceri. Risate. Qualche lacrima trattenuta male. E quella sensazione che appartiene soltanto alle famiglie scelte, quelle che nascono condividendo chilometri invece del sangue.

Io, nel frattempo, facevo quello che faccio sempre. Scattavo fotografie. Ma dentro di me sapevo perfettamente che nessuna immagine sarebbe riuscita a contenere davvero ciò che stava accadendo. Perché certe storie non si limitano a essere raccontate. Continuano a vivere ogni volta che qualcuno rimette il casco, gira la chiave e riparte.

Ad Annalisa e Fabio auguro esattamente questo. Che la strada continui a sorprendervi. Che il vento non smetta mai di ricordarvi da dove siete partiti. Che ogni curva sia una nuova promessa.

E che il rombo dei vostri motori continui a raccontare, per molti chilometri ancora, la più bella delle storie d’amore. Buona strada. Sempre. BENPHOTOSTORIE.

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