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2 giugno. C’è chi oggi festeggia una Nazione. Io festeggio te, Samuele.
Otto anni. Otto anni di occhi pieni di domande, risate improvvise, sogni che ancora non conoscono la cattiveria del mondo. E forse è proprio questo che vorrei proteggere più di tutto: la tua capacità di guardare avanti senza paura.
Mi diranno che oggi è una data storica. Ottant’anni fa nasceva la Repubblica italiana. Un popolo che salutava la monarchia, donne che per la prima volta entravano nella Storia con una scheda tra le mani e il diritto di scegliere. Un momento enorme, impossibile da cancellare.
Eppure io, che di anni ne ho 46, faccio fatica a sentire quella festa addosso. Perché guardandomi intorno vedo famiglie che arrancano, giovani senza certezze, persone sempre più sole e un futuro che sembra chiedere ai nostri figli sacrifici ancora più duri dei nostri.
Ed è questo il pensiero che mi pesa oggi. Non la bandiera. Non le celebrazioni. Ma il domani che lasceremo a voi.
Però poi guardo te, Samuele… e capisco che la speranza non nasce nei palazzi, nei discorsi o nelle ricorrenze. Nasce negli abbracci veri. Nei compleanni vissuti con il cuore pieno. Nei figli che ti ricordano ogni giorno perché vale ancora la pena lottare.
Buon compleanno amore mio. Resta libero. Resta sincero. Resta luce in questo mondo che troppo spesso si dimentica di esserlo.
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