Cosa porta un adulto a commettere un abuso su un minore?

Non ho mai trovato una vera risposta a questa domanda. Ho letto e riletto storie, sentenze, testimonianze, drammi di ogni genere, ma raramente qualcuno è riuscito a spiegare davvero cosa scatta nella mente di un adulto che arriva a fare del male a un bambino.

Spesso ci si ferma all’orrore del gesto. Alla cronaca. Alla rabbia. Ma comprendere non significa giustificare. Comprendere serve a prevenire.

Uno dei contributi più importanti in questo campo arriva da David Finkelhor, tra i principali studiosi mondiali della vittimizzazione minorile e della protezione dell’infanzia.

Finkelhor ha elaborato quello che ancora oggi viene utilizzato nella formazione e nella prevenzione come il modello dei quattro prerequisiti dell’abuso sessuale infantile. Una teoria che prova a spiegare quali condizioni devono verificarsi affinché un adulto arrivi ad abusare di un minore.

Secondo questo modello, l’abuso non nasce da un singolo impulso improvviso.
È il risultato di più fattori che si combinano insieme.

I quattro prerequisiti dell’abuso

1. Motivazione

L’adulto sviluppa un interesse o un desiderio sessuale verso il minore.

È il primo elemento, ma da solo non basta a spiegare l’abuso. Esistono infatti persone con pensieri disturbanti che non arrivano mai a commettere un reato perché intervengono altri freni.

2. Superare gli inibitori interni

Qui entrano in gioco la morale, l’empatia, il senso del limite. Per arrivare all’abuso, l’adulto deve riuscire a spegnere o giustificare quei meccanismi interiori che normalmente impediscono di fare del male a un bambino.

Spesso emergono autoassoluzioni, minimizzazioni, distorsioni cognitive:

  • “Non gli sto facendo male”
  • “Anche lui lo vuole”
  • “È solo affetto”
  • “Nessuno lo scoprirà”

È una progressiva distruzione del confine etico.

3. Superare gli inibitori esterni

L’abuso ha bisogno di occasione, accesso e assenza di controllo.

Per questo motivo il contesto conta enormemente:

  • isolamento;
  • mancanza di supervisione;
  • ambienti poco protetti;
  • assenza di procedure;
  • adulti lasciati soli con minori senza verifiche o controlli.

Ed è qui che il safeguarding diventa fondamentale.

Perché proteggere un minore non significa solo intervenire dopo un abuso, ma creare sistemi che rendano più difficile l’accesso, il silenzio e l’occultamento.

4. Vincere le resistenze del bambino

Il minore deve essere reso incapace di difendersi o di chiedere aiuto.

Questo può avvenire attraverso:

  • manipolazione emotiva;
  • fiducia costruita nel tempo;
  • paura;
  • minacce;
  • dipendenza affettiva;
  • autorità dell’adulto;
  • fragilità psicologica o sociale.

Molti bambini non comprendono immediatamente ciò che sta accadendo. Altri si sentono colpevoli. Altri ancora temono di non essere creduti.

Ed è proprio su questo silenzio che spesso l’abuso riesce a sopravvivere per anni.

L’abuso non nasce mai nel vuoto

Uno degli aspetti più importanti del modello di Finkelhor è che l’abuso sui minori non avviene in isolamento.

È influenzato da:

  • fattori culturali;
  • dinamiche familiari;
  • contesti educativi;
  • relazioni di potere;
  • vulnerabilità sociali;
  • assenza di controlli;
  • omertà e minimizzazione.

Per questo la protezione dei minori non può limitarsi all’aspetto penale o repressivo.

Serve una cultura della protezione.

Una cultura costruita su:

  • rispetto;
  • ascolto;
  • partecipazione;
  • responsabilità collettiva;
  • formazione;
  • vigilanza;
  • riconoscimento precoce dei segnali di rischio.

La vera prevenzione

La grande lezione lasciata dagli studi di Finkelhor è che gli abusi raramente iniziano all’improvviso.

Prima del reato spesso esistono:

  • segnali;
  • comportamenti ambigui;
  • isolamento;
  • dinamiche manipolative;
  • confini violati gradualmente.

Ed è proprio lì che bisogna imparare a intervenire. Perché proteggere un minore significa comprendere le relazioni, osservare i contesti e avere il coraggio di non sottovalutare mai certi comportamenti solo perché “non sembrano così gravi”. La tutela dell’infanzia non dipende solo dalle leggi. Dipende dalla capacità degli adulti di vedere, capire e agire prima che sia troppo tardi.


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