Ma davvero i social possono creare dipendenza?

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Ma davvero i social possono creare dipendenza?

È una domanda che mi porto dentro da oltre vent’anni. Una di quelle che non fanno rumore, ma continuano a tornare, come un’eco nella mente. E la verità è che mentre me lo chiedo, sono il primo a usarli. Oggi però non è più solo una riflessione personale. Non è un’opinione. È una sentenza. E questo cambia tutto. O forse… non cambia niente. Non si tratta semplicemente di ciò che vediamo. Non è solo pubblicità, intrattenimento o contenuti condivisi. Il punto è come quei contenuti sono progettati per trattenerci. Per agganciarci. Per non lasciarci andare. Algoritmi studiati nei dettagli. Notifiche costruite per richiamarci. Scorrimento infinito che elimina qualsiasi punto di uscita. Non è casuale. È progettazione. Un sistema che non ti chiede di restare… ma fa in modo che tu non riesca ad andartene.

La tecnologia oggi è parte della nostra vita. È utile, potente, necessaria. Ma solo se usata nel modo corretto. Il problema non sono i social. È il modo in cui li abbiamo lasciati entrare nelle nostre vite. E soprattutto in quelle dei nostri figli. Senza regole. Senza educazione. Senza presenza. Abbiamo consegnato uno strumento potentissimo senza insegnare come usarlo. E ora ci chiediamo perché sia diventato un problema. Bloccare tutto? Vietare? Spegnere? No. È troppo tardi per negare la tecnologia. E forse non è nemmeno giusto. Il punto non è togliere. È educare. Educare all’uso. Educare al limite. Educare alla consapevolezza. Educare in primis chi pubblica i video e vietare quelli se necessario. Perché senza consapevolezza, qualsiasi strumento diventa una gabbia.


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