Torniamo a casa.

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Torniamo a casa.

La porta si apre, il rumore delle chiavi, la quotidianità che rientra piano piano. Ma per Samuele no. Per lui c’era qualcosa di più importante. Ancora con le scarpe ai piedi, il giubbotto addosso, lo zaino mezzo aperto… mi guarda e mi dice “Aspetta papà, ho una cosa per te. L’ho fatta a scuola.” In quel momento il mondo si ferma. Si inginocchia, fruga nello zaino con quell’urgenza pura che solo i bambini hanno quando custodiscono un tesoro… e tira fuori un disegno. Uno di quei fogli che valgono più di qualsiasi cosa. C’eravamo io e lui. Mi aveva disegnato con i colori dell’Harley, perché sa quanto significano per me.

Ma la cosa più grande non era quella. Aveva unito i nostri cuori. Non due cuori vicini. Un unico, grande cuore. Pieno d’amore. Mi ha spiegato tutto con quella voce sincera, orgogliosa, felice di aver fatto qualcosa “da grande”. E io… lo ammetto… ho pianto. Sì, piango spesso quando sto con i miei figli. Non per tristezza. Ma perché l’amore, quando è così vero, ti supera.

Samuele mi guarda, vede le lacrime e mi dice: “Non arrenderti!” E in quel momento capisci che non sei tu a insegnare sempre qualcosa a loro. A volte sono loro che insegnano a te. Non mi arrenderò, amore mio. Perché con un cuore così grande che batte insieme al mio… come potrei farlo? 🖤🧡

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