Ci sono dolori che non hanno nome.

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Ci sono dolori che non hanno nome.

Non esiste parola capace di contenere la sofferenza di un genitore che perde un figlio.

Non esiste misura per raccontare il vuoto di chi vede il proprio bambino lottare, soffrire, spegnersi.

Quel piccolo angelo di Napoli non è solo una notizia. È uno schiaffo alla coscienza. È una domanda che brucia dentro. Quando accadono tragedie così grandi, non possiamo limitarci a scorrere lo schermo, leggere articoli tutti uguali. Non possiamo ridurre tutto a un titolo.

Dietro ogni famiglia c’è un mondo intero.

E allora viene spontaneo chiedersi: che senso ha svolgere un lavoro se si dimentica l’umanità? Che senso ha indossare una divisa, sedersi dietro una scrivania, timbrare un cartellino se non si ricorda che davanti c’è una vita?

Non è il ruolo a fare la differenza. È la coscienza. È la responsabilità. È il cuore. Ogni professione che tocca le persone — soprattutto quando si parla di bambini — dovrebbe essere vocazione prima ancora che mestiere.

Oggi non è il giorno delle accuse. È il giorno della riflessione. È il giorno in cui dovremmo guardarci allo specchio e chiederci: Sto facendo il mio lavoro con umanità? Perché nessuno dovrebbe sentirsi solo nel momento più fragile della propria vita. E nessun bambino dovrebbe pagare il prezzo dell’indifferenza.

Un pensiero silenzioso, rispettoso, per quella famiglia. E una promessa collettiva: ricordarci ogni giorno perché facciamo ciò che facciamo. Con coscienza. Con rispetto. Con cuore.

#Rispetto #Umanità #Responsabilità #MaiIndifferenti #benphotostorie


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