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Pucci o non Pucci — questo NON è un problema.
Il problema è il circo. Non ho mai seguito Andrea Pucci. Non è il mio tipo di risata, non è la mia lingua madre. Ma non è nemmeno questo il punto. Se non salirà sul palco del Festival di Sanremo, l’Ariston non crollerà di sicuro. Il Paese non perderà di certo l’ultimo giullare autorizzato. Il vero spettacolo è stato altrove.
A Destra: grida contro la censura, alla dittatura culturale, al comico martire crocifisso dal pensiero unico.
A Sinistra: liste di proscrizioni morali, sdegno automatico, processi sommari a colpi di superiorità etica precompilata.
Due curve opposte. Stesso stadio. Stessa voglia di urlare più forte dell’altro. Da una parte chi difende la “libertà di parola” solo quando si parla di uno dei loro.
Dall’altra chi combatte l’“offesa” solo quando offende qualcuno che non vota come loro.
Specchi. Ridicoli. Perfetti. Questa non è una battaglia per la libertà. È una guerra di posizionamento. E Sanremo è solo l’ennesimo cartellone pubblicitario.
Personalmente a me piace ascoltare la nuova musica ma dai, ogni anno sempre peggio!
Pucci o non Pucci. Destra o sinistra. Sempre gli stessi riflessi condizionati. Sempre meno ironia. Sempre più rumore. E intanto, mentre loro litigano su chi può salire su un palco, il pubblico ha già cambiato canale.
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