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Il mio malessere nasce piano, sempre allo stesso modo.
Dalle vostre voci che risuonano nella memoria, da quella paura del mostro che vi rubava i sogni, da quel pianto silenzioso per una bottiglia dimenticata, rimasta lì a raccontare notti spezzate e assenze che pesano più del buio.
Mi manca il vostro desiderio di dormire ancora con me, vicini, protetti, senza paura. Quel modo di stringervi come se il mondo potesse fermarsi, almeno fino al mattino.
Allora ascolto una canzone. E dentro, tra una nota e l’altra, sento le vostre metafore: le conosco a memoria perché parlano di noi, del nostro amore ostinato, della forza che non si vede ma tiene tutto in piedi.
So che ciò che oggi è solo parola, nostalgia e promessa, non resterà tale.
Diventerà realtà. Abbracci veri, risate che guariscono, giorni insieme senza più distanza. E finalmente, il silenzio non farà più male.
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