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Nel traffico delle emozioni!
A volte il traffico non è solo fatto di macchine, ma di pensieri che si accavallano. Chiusi dentro un abitacolo ci sentiamo protetti, ma anche soli. Ogni clacson è un grido di frustrazione, ogni sorpasso una piccola rivincita. Eppure, se rallenti un attimo, capisci che non c’è una vera gara: ci sono solo persone, ognuna diretta verso la propria destinazione, con la propria fretta, i propri pesi, le proprie storie. La così detta rabbia alla guida (road rage) è un fenomeno molto attuale e complesso che mescola psicologia, stress urbano e dinamiche sociali, creando spesso una miccia per comportamenti aggressivi… @benphotostorie
1. L’auto come “bolla” personale: Quando siamo in macchina, ci sentiamo isolati ma protetti — come dentro una piccola corazza. Questo isolamento riduce la percezione dell’altro come persona reale: l’altro automobilista diventa “il tizio che taglia la strada”, non un essere umano con emozioni. È una forma di depersonalizzazione.
2. Perdita del controllo: Il traffico è un contesto dove non possiamo controllare tutto, e questo genera frustrazione. I ritardi, i semafori, gli imprevisti… Tutto può sembrare un ostacolo personale. E l’aggressività è un modo istintivo per cercare di riprendere il controllo.
3. Effetto dell’anonimato: Dietro al volante siamo meno identificabili: non guardiamo l’altro negli occhi, non c’è contatto diretto. Questo riduce l’inibizione sociale, un po’ come accade online. L’anonimato alimenta comportamenti che non avremmo faccia a faccia.
4. Stress e adrenalina: Guidare in situazioni caotiche aumenta i livelli di cortisolo e adrenalina. Quando si accumulano tensione e stanchezza, basta un piccolo stimolo (come una frenata improvvisa) per far esplodere la rabbia repressa.
5. La dimensione urbana: Nelle città il traffico è una vera “giungla moderna”: rumore, clacson, mancanza di spazio personale. Tutti fattori che amplificano la competitività inconscia — quella che spinge a “non far passare l’altro” o a “non restare indietro”
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