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Buon viaggio Mimmo, maestro di luce e di vita di una Napoli dimenticata!
La vita è anche questa. Ti svegli una mattina, sorseggi la prima “tazzulella ‘e cafè” e vieni a sapere che se n’è andato un gigante della fotografia: Domenico Jodice, per gli amici “Mimmo” (Napoli, 29 marzo 1934 – Napoli, 28 ottobre 2025).
Un uomo, un artista, un napoletano autentico che ha trasformato la luce in emozione e la memoria in arte. Con lui se ne va un pezzo di storia italiana, ma con noi resteranno le sue immagini: vive, potenti, eterne.
L’inizio: la fotografia come senso della vita
Nato nel cuore del Rione Sanità di Napoli, Mimmo Jodice si avvicinò alla fotografia negli anni ’50. Non per mestiere, ma per necessità interiore — per dare senso alla propria vita.
Attraverso il suo obiettivo raccontò la Napoli dimenticata, fatta di vicoli, silenzi e volti che profumavano di verità. I suoi scatti non erano solo immagini: erano anime sospese tra il passato e l’eternità.
“Fotografare era per me un modo per capire il mondo e me stesso.” — Mimmo Jodice!
L’ascesa: gli anni ’60 e l’arte contemporanea
Gli anni ’60 furono il suo trampolino di lancio. Le sue opere entrarono nei circuiti internazionali, e le collaborazioni si moltiplicarono con nomi che hanno fatto la storia:
Lucio Amelio, Andy Warhol, Sol LeWitt, Joseph Beuys, Michelangelo Pistoletto, Jannis Kounellis, Alberto Burri e molti altri ancora. Nel 1970, la sua prima mostra nazionale, Nudi dentro cartelle ermetiche, alla Galleria Il Diaframma di Milano, presentata da Cesare Zavattini, lo consacrò tra i maestri della fotografia d’autore.
Un maestro per generazioni
Dal 1970 al 1994, Mimmo Jodice fu docente di fotografia all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Generazioni di giovani hanno imparato da lui che la fotografia non si scatta: si sente. Ogni studente, ogni artista passato dalla sua aula, porta ancora oggi con sé un frammento del suo sguardo.
Un viaggio nel mondo, un’eredità universale
Le sue mostre personali hanno attraversato i musei di tutto il mondo: Philadelphia Museum of Art, Maison Européenne de la Photographie, Museo di Capodimonte, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Museu de Arte de São Paulo, MART, fino a Bassano Fotografia 2013. Nel 2001 la Galleria d’Arte Moderna di Torino gli dedicò una grande retrospettiva (1965–2000).
Poi arrivarono i riconoscimenti:
Premio Flauto d’Argento (2002);
Premio Antonio Feltrinelli (2003) — primo fotografo a riceverlo;
Laurea Honoris Causa in Architettura (2006).
Nel 2007, la celebre mostra Perdersi a guardare, poi esposta ad Arles e accompagnata dal libro pubblicato da Contrasto.
Nel 2016, il Museo MADRE di Napoli gli rese omaggio con una grande retrospettiva che racchiudeva tutta la sua visione: Napoli come anima, la fotografia come destino.
L’addio di un uomo che resterà per sempre
Il 28 ottobre 2025 Mimmo ci lascia fisicamente, ma continuerà a vivere in ogni suo scatto.
Perché chi impara a vedere davvero, non muore mai. Le sue fotografie resteranno finestre aperte su un mondo che cambia, ma che grazie a lui non potrà mai essere dimenticato.
Un invito a guardare con gli occhi e sentire con il cuore.
“Non fotografo ciò che vedo, ma ciò che sento di aver visto.” — Mimmo Jodice!
Ciao Mimmo, e grazie.
Per averci insegnato che la fotografia non è solo immagine, ma amore, tempo, vita.
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