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Intervista a Michele De Martin: la voce nuova che racconta il silenzio del nostro tempo
Ho avuto il piacere — e la curiosità — di incontrare Michele De Martin @demartinmichele , un nome nuovo nel panorama letterario, ma non per questo privo di forza o visione. Il suo libro mi è arrivato per caso, come spesso accade con le cose che contano davvero: attraverso persone di fiducia, voci che sanno riconoscere il talento quando lo incontrano. L’ho comprato, l’ho letto tutto d’un fiato, in una sera che non avevo previsto di dedicare a nessuno. Eppure, parola dopo parola, ho capito che dovevo conoscerlo. Così è nata questa intervista: da un impulso sincero, da una stima che si è accesa leggendo, e dal desiderio di capire chi si nasconde dietro quelle pagine. La pubblico con piacere, ma anche con rispetto. @benphotostorie
– De Martin, lei è nato a Conegliano, vive a Treviso, fa l’avvocato. Eppure il suo romanzo d’esordio, Marionette, è tutto fuorché ordinario: cupo, sensuale, disturbante. Mi spiega come nasce questa frattura tra il suo lavoro razionale e la scrittura che invece indaga le zone più oscure dell’animo umano?
Michele De Martin: Io sono da sempre un fervido appassionato di crimini e misteri nazionali ed internazionali. In particolare il mio interesse si focalizza sulle motivazioni che spingono le persone a superare il limite tra il lecito e l’illecito, a scavallare i confini dell’umanamente accettabile.
Trovo poi che la scrittura sia il modo migliore per esprimere la propria visione e la propria idea sul mondo, il proprio punto di vista. Da questa combinazione è nato Marionette.
– Lei parla di confini, ed è curioso: Marionette si apre proprio con un oltrepassare il limite. C’è chi osserva, chi desidera, e chi lo attraversa. In che senso la sua Treviso è una città di confini?
M.D.M.: Ho scelto Treviso sia perché è la città in cui vivo e che, quindi, conosco sia perché è una città che all’apparenza si presenta perfetta, splendida, sempre agghindata. Ma che ha anche un lato oscuro che esce lontano da occhi indiscreti. Questo contrasto con la cupezza della storia che avevo in mente è stato uno dei motivi che mi ha spinto ad ambientare a Treviso Marionette.
– Due donne che si riconoscono nel buio, una strada sterrata, un’ombra accucciata in un fossato. Scene forti, quasi cinematografiche. Ma lei dice che Marionette non è un giallo, non è un noir: è una spirale. Una spirale che porta dove?
M.D.M.: è una spirale che porta verso la resa dei conti alla fine del libro, verso i nodi che vengono al pettine.
– I fili. Lei chiede: chi muove davvero i fili? Ma poi aggiunge: cosa succede quando la marionetta prende coscienza della propria ombra? E allora glielo chiedo: secondo lei, chi li muove i fili?
M.D.M.: Dal mio punto di vista tutti noi, in tutti gli ambiti delle nostre vite, siamo mossi da fili invisibili che ci condizionano. I protagonisti del romanzo, nel corso dell’intreccio, arrivano, ognuno a suo modo, a raggiungere questa consapevolezza. La storia di Marionette è anche questo.
– C’è in questo romanzo il senso della confessione. Non un noir da intrattenimento, ma una discesa dentro il lato oscuro. Le chiedo: Marionette è anche un modo per mettersi sotto processo?
M.D.M.: Come dicevo poc’anzi, ognuno di noi ha un lato oscuro e quindi il mio intento era anche quello di far porre delle domande interiori al lettore.
– Forse è proprio qui che il suo libro lascia il segno: nel mostrare che le marionette siamo tutti noi. Solo che pochi hanno il coraggio di ammetterlo.
Per maggiori informazioni – Michele de Martin: https://www.instagram.com/demartinmichele?utm_source=ig_web_button_share_sheet&igsh=ZDNlZDc0MzIxNw==
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