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STOP al bullismo – i miei ricordi!
I primi studi sul bullismo, dicono i manuali, nascono in Scandinavia negli anni ’70. “Bully”, dall’inglese: intimidire. Sembra tutto accademico, pulito, incasellato nei rapporti scientifici. Ma io me lo ricordo diverso, sporco, anni ’80 e ’90, quando il bullismo non aveva ancora il marchio scientifico e il logo da convegno. Erano i bulletti di classe: piccoli capi di gallina, pavoni spelacchiati che guidavano un branco di deficienti in cerca di gloria momentanea. Ti tiravano la battutina, ti storpiavano il cognome, ti facevano pesare la giacca sbagliata o le scarpe economiche. Fastidioso, sì. Umiliante, a volte. Ma finiva lì: una risata, una smorfia, e il giorno dopo eri ancora vivo, intero.
Ora siamo nel 2025. Sono padre, e sì, la musica è cambiata. Non più la puntura di uno spillo, ma la tortura lenta, sistematica. Ogni giorno sento storie di adolescenti maciullati dall’odio invisibile che viaggia veloce quanto un click: vite spezzate prima ancora di cominciare, ragazzini impiccati a un commento su Instagram, ragazzine scarnificate da una foto di troppo. È un massacro senza sangue che cola, ma con cadaveri veri.
Sono padre ora e cosa faccio? Educo i miei figli come posso, cerco di tenerli lontani dal tritacarne digitale. Ma ho paura, sempre. Paura di sbagliare, paura che un giorno anche loro finiscano sotto tiro. La vita è una sola, maledizione. Perché distruggerla così!
Leggi il mio articolo anche su #trevisotoday: https://www.trevisotoday.it/social/segnalazioni/stop-al-bullismo-i-miei-ricordi-12993579.html
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