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Voglio soffermarmi su questo spunto di riflessione, come un mio piccolo racconto di viaggio interiore. L’immagine che descrivo – esprime una distanza emotiva tra le persone, immerse nei loro telefoni – contrastando fortemente con l’umanità silenziosa che mi scorre accanto: il contatto, lo scambio, la semplice curiosità per l’altro. La mia impossibilità di “isolarmi” davanti un telefonino, un libro o altro, non penso sia una debolezza, bensì credo faccia parte dell’essenza della fotografia: fermare l’attimo per rivelare ciò che spesso sfugge agli occhi distratti. Voglio esporre questa foto come un vero documento sociale, in bianco e nero, con una composizione quasi teatrale, catturando un momento che racconta molto più delle singole persone ritratte. Nessuno si guarda intorno, nessuno incrocia lo sguardo di un altro. Le teste chine, lo sguardo fisso sullo schermo, le spalle curve… tutto parla di una connessione digitale che si traduce però in una disconnessione umana. Ho voluto usare di proposito il bianco e nero, per amplificare maggiormente questa sensazione di distacco, quasi a togliere il calore della scena per evidenziare la freddezza dell’interazione, come uno sguardo che si insinua tra quei volti silenziosi, interrogandosi senza giudicare.
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