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Ho una bella storia da raccontare riguardo i miei figli e la nostra bellissima avventura di emozioni.
Sono uscito con i miei due piccoli ninja – 7 e 3 anni – per restituire la macchina presa a noleggio dall’aeroporto di Treviso. Tutto tranquillo durante il viaggio in auto perché ancora non avevano ben compreso cosa intendessi in realtà per “la nostra avventura”.
Bene: arriviamo, parcheggiamo l’auto e dopo i vari controlli, spiego meglio ai miei ragazzetti cosa stesse accadendo e perché fossimo lì in quel momento; Eleonora, la più piccola, non voleva che lasciassi lì la macchina, mentre Samuele osservava tutto in silenzio stando il più vicino possibile alla sorellina. Notando qualcosa di strano in lui, gli chiedo se andasse tutto bene… lo vedevo un po’ titubante nel muoversi, spaesato, pensieroso… un mix di emozioni piene di energia in quel mega parcheggio d’auto, sentendo quei forti rumori dovuti alla partenza o all’arrivo degli aerei, che lui stesso non riusciva a vedere… mano nella mano alla “sorellaccia” che giocava con la sua ombra e il papà come suo unico punto di riferimento. Prendiamo il taxi e Samu mi dice che era tutto sotto controllo anche se con un po’ di ansia e paura nell’essere lì… così lo tranquillizzo ringraziandolo in primis di avermi accompagnato e dell’importanza del suo valido aiuto nell’aver saputo gestire al meglio alcune situazioni, non andando in panico e comportandosi da vero fratello maggiore in quella piccola ma grande avventura per un bimbo della sua età.
Avrei avuto la possibilità di lasciare i bimbi a casa e fare tutto da solo ma ho preferito portarli con me per fargli vivere così una nuova esperienza, anche se breve, ma sicuramente piena di ricordi per la loro tenera età, dimostrandogli da subito fiducia, indottrinandoli nel controllare le proprie emozioni in varie circostanze.
Ho cercato poi di spiegare a mio figlio quanto fossi stato orgoglio di lui, vedendolo affrontare queste sue piccole emozioni, ragionando da solo su cosa fosse meglio fare, aiutato proprio dalla sua paura interiore.
Si, io papà ero lì presente senza mai perderli di vista ma dandogli quell’occasione di responsabilità, facendoli sentire molto importanti. Sono fiero e super orgoglioso di loro.
P.S.: a un certo punto ho preso il piccolo terremoto in braccio prima che mi scappasse in pista di decollo ma va be’, dettagli! Bravo al mio piccolo ninja!
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